
Hai il nome dello studio nell’header e vuoi che stia su due righe: il nome sopra, la specializzazione sotto. Oppure il nome è lungo e su mobile si spezza in un punto brutto. Apri Impostazioni → Generali, ti metti nel campo Titolo del sito, arrivi dove vuoi andare a capo e premi Invio.
Non succede niente. Allora provi con un <br>, salvi, e sul sito compare il tag scritto in chiaro in mezzo al nome dello studio.
Non è un limite del tuo tema, ed è per questo che nessuna guida che parte dal tema riesce a risolverlo. È WordPress che impedisce quel capoverso, deliberatamente, in tre punti diversi e indipendenti fra loro. Cambiare tema non serve. Il child theme non serve. Il filtro PHP che trovi sui forum funziona a metà e rompe due cose che non stai guardando.
La buona notizia è che «due righe di testo nell’header» sono in realtà tre richieste diverse, e due delle tre WordPress le soddisfa già senza che tu scriva una riga di codice. La terza si risolve con il CSS, ed è l’unica strada che regge. Questa guida le separa, dice quale ti serve, e per quella impossibile spiega perché — perché sapere dove viene bloccata è ciò che ti fa smettere di cercare.
Una nota sulle fonti. Tutto quello che segue l’ho verificato il 7 settembre 2026 sul codice sorgente di WordPress 7.1 — quella spedita, non lo sviluppo — sulla documentazione ufficiale, sui file di traduzione italiani e sulla specifica CSS del W3C. La catena di sanitizzazione l’ho eseguita in PHP caricando le funzioni vere del core, e i valori CSS li ho misurati nel browser: i numeri che leggi sono quelli che ho letto io.
Le tre domande dietro «due righe nell’header»
Prima di toccare qualsiasi cosa, conviene capire quale delle tre cose vuoi davvero. Sono richieste diverse, vivono in posti diversi di WordPress, e confonderle è il motivo per cui si finisce a cercare la soluzione sbagliata.
| Cosa vuoi | Dove vive | Serve un child theme? |
|---|---|---|
| Il nome sopra, una descrizione sotto | Titolo del sito + Motto: due impostazioni che hai già | No |
| Una riga in più nell’header (telefono, orari, sede) | Un blocco nella parte del template Header | No, se il tema è a blocchi |
| Il nome stesso spezzato su due righe | Il CSS del tema | No |
Un <br> dentro il campo Titolo del sito | Da nessuna parte: non è possibile | Non risolve |
Tre righe su quattro dicono no, e la quarta dice che la strada non esiste. È lo stesso esito a cui si arriva ponendosi la domanda che conviene farsi prima di ogni modifica al tema: quello che devo cambiare è CSS, o è comportamento? Qui è quasi sempre CSS, o addirittura solo contenuto.
Una sola cosa va accertata prima di procedere, perché cambia dove si clicca: che famiglia di tema hai. Il modo più rapido non richiede di aprire file — vai su Aspetto nel menu della bacheca. Se c’è la voce Editor, il tema è a blocchi. Se ci sono Personalizza e Widget, è classico. Le due impostazioni della prima riga della tabella funzionano identiche in entrambi i casi; le altre due cambiano strada.
Il titolo del sito non va a capo, e non è colpa del tema
Il campo Titolo del sito non è testo libero: è l’opzione blogname, e WordPress la tratta come una stringa di solo testo dall’inizio alla fine. Il divieto di andare a capo è applicato tre volte, in tre punti che non si parlano fra loro. Bastava uno; ce ne sono tre, e questo dice quanto la scelta sia intenzionale.
Primo punto, l’editor. Nel blocco Titolo del sito il campo di testo è dichiarato con due opzioni esplicite: allowedFormats: [], cioè nessuna formattazione ammessa — niente grassetto, niente corsivo, niente link — e disableLineBreaks: true, cioè il tasto Invio non produce un a capo. Sono nel file block-library.js che WordPress 7.1 spedisce, non in una versione di sviluppo.
E qui c’è il dettaglio che vale la pena notare, perché è l’interfaccia che ti sta già dando la risposta: accanto a quelle due opzioni ce n’è una terza, __unstableOnSplitAtEnd, che dice cosa fare quando premi Invio in fondo al campo. Non va a capo: inserisce un blocco nuovo sotto. È letteralmente la seconda riga che stavi cercando, solo che è un blocco separato invece che un capoverso dentro il titolo.
Secondo punto, il salvataggio. Qualunque strada usi per scrivere quell’opzione — il modulo delle impostazioni, l’API REST, update_option() — si passa da sanitize_option(), e lì il caso di blogname finisce con una sola riga: $value = esc_html( $value );. Il tag viene convertito in entità prima di toccare il database. Nel database non c’è mai stato un <br>.
Terzo punto, la stampa a schermo. Il blocco Titolo del sito applica esc_html() una seconda volta, in entrambi i rami della sua funzione di render: sia quando il titolo è un link, sia quando non lo è. Nei temi classici il percorso è diverso ma l’esito è identico, perché fra i filtri che il core applica a bloginfo c’è di nuovo esc_html.
Cosa arriva davvero nel database, passo per passo
Ho eseguito la catena caricando le funzioni vere di WordPress 7.1. Questo è l’esito, digitando Studio Rossi<br>Architetti nel campo Titolo del sito:
0. digitato in Impostazioni → Generali : Studio Rossi<br>Architetti
1. sanitize_option('blogname') : Studio Rossi<br>Architetti
2a. render blocco Titolo del sito : Studio Rossi<br>Architetti
2b. bloginfo('name'), tema classico : Studio Rossi<br>Architetti
3. COSA LEGGE IL VISITATORE : Studio Rossi<br>ArchitettiDue cose meritano attenzione. La prima: il secondo esc_html() non raddoppia l’escape. Non ti ritrovi con &lt;, perché la funzione del core lavora con il doppio encoding disattivato e lascia stare le entità già valide. La seconda: tema a blocchi e tema classico producono esattamente lo stesso markup. Non c’è un tipo di tema in cui funziona.
Il risultato a schermo è la riga 3: il visitatore legge il tag in chiaro, dentro il nome dello studio, in ogni pagina del sito. È il sintomo che porta quasi tutti a cercare questa guida.
Il motto è la seconda riga che hai già
Se quello che vuoi è il nome sopra e una descrizione sotto — «Studio Rossi» e poi «Architetti associati dal 1998» — hai finito prima di cominciare. Quella seconda riga esiste già, si chiama Motto e sta nello stesso pannello: Impostazioni → Generali, subito sotto il Titolo del sito. È l’opzione blogdescription.
È il motivo per cui WordPress non ti lascia spezzare il titolo: non è una dimenticanza, è che i due pezzi di informazione sono due campi, non uno con un a capo dentro. Il titolo identifica il sito e finisce in una decina di posti — il tag <title>, i feed, le email di sistema, la barra di amministrazione — dove un capoverso non avrebbe senso. La descrizione ha un campo suo proprio perché è un’altra cosa.
Nei temi a blocchi il motto ha anche un blocco dedicato, che nell’interfaccia italiana si chiama Motto del sito. Se il tuo header oggi non lo mostra, non è perché manca: è perché il tema non l’ha messo nel suo header. Twenty Twenty-Five, il tema predefinito di WordPress 7.1, ha quattro varianti di header pronte all’uso e in una di queste — quella a colonne — il motto c’è già insieme al logo e al titolo. Cambiare variante è più veloce che costruirla.
Anche il blocco del motto ha l’attributo level, ma con il valore predefinito giusto: 0, cioè paragrafo. È il contrario di quello del titolo, e la ragione della differenza è nella sezione dopo la prossima.
Un’avvertenza sul contenuto, non sulla tecnica: il motto non vive solo nell’header. Compare nel tag <title> della home page, nei feed e in alcune schermate dell’amministrazione. Se ci scrivi una frase di marketing lunga te la ritrovi nel risultato di ricerca di Google; se lo lasci al valore che WordPress mette alla prima installazione, quel valore finisce nelle stesse posizioni. Vale il criterio della checklist SEO on-page: breve, descrittivo, e pensato per essere letto fuori contesto.
Tema a blocchi: la riga in più si aggiunge dall’editor
Se la seconda riga non è il motto ma qualcos’altro — un numero di telefono, gli orari, «Consulenze su appuntamento» — allora non stai cercando un’impostazione: stai aggiungendo contenuto all’header. In un tema a blocchi si fa dall’editor, in un paio di minuti, senza codice e senza plugin: l’header è una parte del template, e la documentazione ufficiale lo dice in una riga che vale tutta la sezione — quando modifichi i blocchi dentro una parte del template, l’editor aggiorna quei blocchi su ogni modello che la include.
Dove si aggiunge, esattamente
Il percorso, con i nomi che vedi davvero nell’interfaccia in italiano: Aspetto → Editor, poi Pattern, e in fondo alla colonna di sinistra Parti del template. Apri Header — è il nome dell’area e nell’interfaccia italiana resta in inglese. Seleziona il blocco Titolo del sito, e con il segno + inserisci sotto un blocco Paragrafo. Salva.
Se le due righe devono stare incolonnate e restare unite quando il tema riorganizza l’header, conviene racchiuderle in un blocco Gruppo nella sua variante verticale, che nell’inseritore italiano si chiama In colonna. Non è un blocco a sé: è il Gruppo con un layout diverso. In markup il risultato è questo, ed è quello che vedi aprendo l’editor di codice della parte del template:
<!-- wp:group {"layout":{"type":"flex","orientation":"vertical"}} -->
<div class="wp-block-group">
<!-- wp:site-title {"level":0} /-->
<!-- wp:paragraph -->
<p>Architetti associati dal 1998</p>
<!-- /wp:paragraph -->
</div>
<!-- /wp:group -->Quel {"level":0} non è decorativo, ed è l’argomento della sezione che segue.
C’è un dettaglio da non sbagliare in questa struttura, e riguarda il link. Il blocco Titolo del sito per impostazione predefinita avvolge il nome in un collegamento alla home page — e quando sei già in home il core gli aggiunge anche aria-current="page", che è la cosa giusta. La riga che aggiungi deve restare fuori da quel link: se finisce dentro, il numero di telefono o gli orari diventano parte del collegamento alla home, e chi naviga fra i link si sente leggere un’unica destinazione lunga e confusa. Tenendo i due blocchi come fratelli dentro il Gruppo, come nel markup qui sopra, il problema non si pone.
C’è una cosa da sapere prima di affezionarsi a questa strada, ed è la stessa che vale per una barra di avviso in cima al sito: quello che modifichi dall’editor sta nel database ed è legato al tema attivo. Il giorno in cui cambi tema la riga non sparisce dal database, ma smette di comparire, perché appartiene al tema di prima. Il motto, che è un’impostazione del sito e non del tema, sopravvive al cambio: è un motivo in più per usarlo quando la seconda riga è davvero una descrizione.
Il livello del blocco, e l’H1 che nessuno ha chiesto
Questa è la parte che chi aggiunge un blocco all’header scopre mesi dopo, di solito da un audit. Il blocco Titolo del sito ha un attributo level che decide con quale tag HTML viene stampato — la documentazione lo presenta come una scelta fra H1-H6 e paragrafo — e il suo valore predefinito è 1. Inserito così com’è, quel blocco emette un <h1>.
Siccome l’header è una parte del template condivisa, quell’<h1> compare su ogni pagina del sito, accanto all’<h1> vero che è il titolo dell’articolo o della pagina. Due H1 dappertutto, generati dal tema e non dal contenuto, e invisibili a chi guarda solo l’editor dei post.
Twenty Twenty-Five lo sa e lo previene: nel suo header il blocco è scritto {"level":0}, cioè stampato come <p>. Il valore 0 significa «nessun titolo», ed è quello che vuoi in un header nella quasi totalità dei casi. Se costruisci l’header a mano, o se parti da un pattern di terze parti, questo è il controllo da fare per primo: seleziona il blocco Titolo del sito, apri le impostazioni e verifica il livello.
È esattamente il difetto descritto dal controllo 3 della checklist SEO — un solo H1 per pagina, dove il colpevole tipico è «un blocco titolo impostato su H1» — e dal controllo 5 dell’audit di accessibilità, che aggiunge la diagnosi giusta: se gli H1 doppi arrivano dal tema, il punto da correggere è il template, non l’articolo. Qui il template è la parte Header, e la correzione è un menu a tendina.
Vale la pena notare che è lo stesso principio che regola i template scritti a mano: il titolo del sito sta in un <p>, mentre l’<h1> spetta al contenuto della pagina, come si vede confrontando i template di articolo e di archivio. I temi a blocchi non cambiano la regola, cambiano solo dove si imposta.
Le entità HTML passano, i tag no
Qui c’è la parte che quasi nessuno racconta, ed è l’unico margine di manovra tipografico che hai davvero sul titolo del sito. La funzione che fa l’escape non è un strip_tags cieco: prima di convertire, normalizza le entità. Le entità HTML valide sopravvivono intatte al salvataggio e arrivano a schermo decodificate.
Ho provato una serie di casi con le funzioni vere del core. Questo è cosa entra, cosa finisce nel database e cosa legge il visitatore:
| Digitato nel campo | Nel database | A schermo |
|---|---|---|
Studio<br>Rossi | Studio<br>Rossi | il tag in chiaro |
Studio Rossi | Studio Rossi (intatta) | uno spazio unificatore vero |
Studio Rossi | Studio
Rossi | un a capo vero nel markup |
Rossi & Bianchi | Rossi & Bianchi | Rossi & Bianchi |
Studio&garbage;Rossi | Studio&garbage;Rossi | Studio&garbage;Rossi |
Tre conseguenze pratiche. La prima: funziona, ed è utile davvero. Se il nome è «Studio Rossi Architetti Associati» e su mobile «Studio» resta solo in fondo a una riga, uno spazio unificatore fra le due parole che devono restare insieme risolve il problema senza toccare il CSS.
La seconda: la e commerciale si scrive normalmente. Digiti &, WordPress salva &, a schermo torna &. Non devi scrivere l’entità a mano, e se la scrivi comunque non viene raddoppiata.
La terza: mette un a capo vero nel markup. Non un <br>, ma il carattere di fine riga, che l’HTML per impostazione predefinita tratta come uno spazio qualsiasi — quindi da solo non si vede. Diventa una riga nuova solo se il CSS glielo permette, ed è la seconda delle due strade della prossima sezione.
Spezzare il titolo con il CSS: due strade, misurate
Se quello che vuoi è proprio il nome su due righe, la risposta è il CSS, e le strade sono due. Fanno cose diverse e la scelta non è di gusto.
Strada 1: lasciar decidere al browser dove spezzare, ma bene. Si vincola la larghezza e si aggiunge text-wrap: balance. La specifica CSS Text del W3C descrive questo valore così: le interruzioni di riga vengono scelte per bilanciare lo spazio vuoto rimasto in ciascuna riga.
.wp-block-site-title {
max-width: 19ch;
text-wrap: balance;
}Attenzione a cosa fa e cosa non fa, perché è il fraintendimento più comune: balance non aggiunge righe e non ne toglie. Redistribuisce il testo fra le righe che ci sarebbero comunque. Se il titolo sta su una riga sola, con balance continua a starci.
Misurato nel browser su «Studio Legale Rossi e Bianchi», a 34 px e con la stessa larghezza in entrambi i casi:
| Prima riga | Seconda riga | Scarto | |
|---|---|---|---|
Senza balance | «Studio Legale Rossi e» — 336 px | «Bianchi» — 117 px | 219 px |
Con balance | «Studio Legale» — 216 px | «Rossi e Bianchi» — 237 px | 21 px |
Non è solo simmetria: senza la regola la congiunzione «e» resta appesa in fondo alla prima riga e «Bianchi» finisce da solo sotto, che è il difetto tipografico che si nota anche senza saperlo nominare.
Su un nome più lungo l’effetto è lo stesso. «Studio Rossi Architetti Associati», misurato alle stesse condizioni, senza la regola si spezza in 353 e 147 px — tre parole sopra e una sotto — e con la regola in 197 e 303 px, cioè «Studio Rossi» sopra e «Architetti Associati» sotto. Il browser, potendo scegliere, trova da solo il punto che chiunque avrebbe scelto a mano.
Un limite dichiarato nella specifica, che qui non ti tocca ma è giusto sapere: i browser possono ignorare il bilanciamento oltre le dieci righe, per non pagarne il costo di calcolo. Un titolo di sito non ci arriva mai.
Strada 2: decidere tu il punto esatto. Si scrive nel campo Titolo del sito dove vuoi il capoverso, e si dice al CSS di rispettare i fine riga.
.wp-block-site-title {
white-space: pre-line;
}Funziona, e l’ho verificato in entrambe le direzioni: con la regola il titolo va su due righe, senza la regola lo stesso identico titolo torna su una riga sola. Il valore pre-line è quello giusto perché mantiene i fine riga ma continua a collassare gli spazi, quindi non ti ritrovi rientri strani se nel campo è finita una spaziatura di troppo.
La differenza fra le due strade si vede agli estremi. Stesso titolo, stesse due regole, tre larghezze diverse:
| Larghezza disponibile | text-wrap: balance | + pre-line |
|---|---|---|
| 600 px (desktop largo) | 1 riga | 2 righe: spezza comunque |
| 240 px (header su mobile) | 2 righe, 127 e 196 px | 2 righe, 127 e 196 px — identiche |
| 140 px (molto stretto) | 3 righe | 3 righe — identiche |
Tradotto in una regola di scelta: balance interviene solo quando il testo dovrebbe andare a capo comunque, e si adatta da solo a ogni larghezza. pre-line spezza sempre, anche quando ci sarebbe spazio. Il primo è quasi sempre la scelta giusta. Il secondo serve quando il capoverso fa parte dell’identità — un nome in cui la seconda riga è la ragione sociale, e va lì e in nessun altro punto — e lo vuoi identico su ogni schermo.
Dove si scrive questo CSS non richiede file: nei temi a blocchi sta in Aspetto → Editor → Stili, nel menu con i tre puntini, alla voce CSS aggiuntivo; nei temi classici in Aspetto → Personalizza → CSS aggiuntivo. In entrambi i casi il selettore giusto è la classe del blocco o quella che il tuo tema dà al titolo, non un id.
Tema classico: dove sta davvero quel testo
In un tema classico l’header non è una parte del template modificabile dall’editor: è header.php, un file PHP, e il titolo del sito ci sta dentro come chiamata a bloginfo( 'name' ). Se hai già letto com’è fatto un header.php sai esattamente il punto: sta dentro il contenitore del branding, di solito accanto a the_custom_logo().
Prima di aprire quel file, però, due controlli che spesso chiudono la questione.
Il primo è il Personalizzatore. Molti temi classici dichiarano il supporto all’header personalizzato, e quando lo fanno WordPress aggiunge da solo una casella che nell’interfaccia italiana si chiama Mostra il titolo del sito e il motto. Se c’è, il motto lo accendi da lì e la seconda riga è fatta senza toccare niente.
Quella casella nasconde però un meccanismo che vale la pena conoscere, perché produce una delle domande più frequenti in assoluto: «il titolo del sito è sparito e non ho toccato niente». Il core non salva un vero interruttore acceso/spento: usa il colore del testo dell’header, e considera il testo nascosto quando quel colore vale blank. È quello che fa la funzione display_header_text(), che i temi chiamano prima di stampare titolo e motto. Conseguenza pratica: se qualcuno ha giocato con il selettore del colore dell’header, o se un tema è stato importato con le sue impostazioni, il titolo può risultare nascosto senza che nessuno abbia spento niente di esplicito. Si riaccende dallo stesso pannello.
Il secondo è il CSS. Le due strade della sezione precedente funzionano identiche nei temi classici: cambia solo il selettore, che sarà quello del tuo tema — spesso .site-title — invece della classe del blocco.
Se invece la riga in più è testo nuovo, prima di aprire i file guarda se il tema offre un’area widget nell’header: parecchi temi classici ne hanno una, e in quel caso il testo si aggiunge da Aspetto → Widget come si aggiungerebbe in una barra laterale. È la stessa logica del blocco nell’header dei temi a blocchi, con un’interfaccia più vecchia.
Quando il child theme serve davvero
Resta un caso solo: vuoi aggiungere una riga di testo nuova dentro l’header di un tema classico, il tema non offre né un’area widget né un hook in quel punto, e il CSS non basta perché il testo non c’è. Allora sì, va sovrascritto header.php, e va fatto in un child theme — è l’unico modo di sostituire un file PHP del padre senza toccarlo. Modificare il file originale funziona fino al primo aggiornamento del tema, che lo riscrive e cancella il lavoro.
Se ti accorgi che questo è il terzo o il quarto file che stai sovrascrivendo, la domanda non è più come aggiungere una riga: è se il tema sia quello giusto. La trattano i criteri con cui si sceglie un tema e, se la risposta è che ti serve qualcosa di tuo, la guida per scrivere un tema da zero.
Il filtro che trovi in giro rompe due cose che non stai guardando
Cercando in inglese si trova quasi sempre lo stesso suggerimento: aggancia un filtro a bloginfo e restituisci il titolo con il <br> dentro. Qualcosa del genere.
<?php
// NON usare: funziona solo nei temi classici e ha effetti collaterali.
add_filter( 'bloginfo', function ( $output, $show ) {
if ( 'name' === $show ) {
return str_replace( 'Studio Rossi ', 'Studio Rossi<br>', $output );
}
return $output;
}, 20, 2 );Nei temi a blocchi non funziona per niente, e la ragione è precisa: il blocco Titolo del sito legge il valore chiedendolo senza filtri, quindi l’aggancio a bloginfo non viene neanche eseguito; e anche se lo fosse, l’esc_html() del render arriva dopo e riconvertirebbe il tag. Non c’è un punto in cui inserirsi.
Nei temi classici funziona, ed è il problema. Funziona nell’header, e funziona anche in tutti gli altri posti in cui il core chiede il titolo del sito con i filtri attivi. Sono due, e li ho verificati sul sorgente:
- Il tag
<title>di ogni pagina. La funzione che compone il titolo del documento usa la stessa chiamata filtrata per aggiungere il nome del sito. Il<br>ci finisce dentro, e siccome quel titolo viene a sua volta reso sicuro prima di essere stampato, nella scheda del browser e nel risultato di ricerca compare il tag scritto in chiaro. - Il testo alternativo del logo. Quando il logo personalizzato non ha un testo alternativo suo, WordPress ci mette il titolo del sito, preso con la stessa chiamata filtrata. Chi naviga con uno screen reader si sente leggere il tag in mezzo al nome dello studio.
Il secondo punto è quello che dovrebbe far chiudere l’editor: il testo alternativo deve essere informativo, oppure vuoto di proposito, e questo non è né l’uno né l’altro. Vale la pena notare che il core la questione la conosce: sulla home page, se il tema lo dichiara, il testo alternativo del logo viene messo volutamente vuoto, con un commento nel codice che spiega che lì l’immagine è decorativa. La scelta è già stata fatta con criterio; il filtro la scavalca.
Se il logo ha un testo alternativo suo, impostato nella Libreria media, il secondo problema non si presenta — ma il primo resta, e resta su ogni pagina del sito.
Gli errori che si vedono in pagina
- Il tag in chiaro nel nome. Hai messo un
<br>nel campo Titolo del sito. Si toglie da lì, e la seconda riga si rifà con una delle strade di questa guida. - Due H1 su ogni pagina. Il blocco Titolo del sito è al livello predefinito. Si imposta il livello su
0, cioè paragrafo. - La seconda riga sparisce dopo un cambio tema. Era un blocco nella parte del template, che è legata al tema. Se è una descrizione, il posto giusto era il Motto.
- Il titolo si spezza sempre, anche dove ci sarebbe spazio. Hai usato
pre-linedove volevibalance. - Le modifiche non compaiono. Prima di dare la colpa alla cache: se hai un plugin SEO, il tag
<title>potrebbe non venire più dal titolo del sito ma dal modello del plugin, che è un campo diverso. E se hai modificato la parte del template senza premere Salva nell’editor del sito, non è stato salvato niente. - La seconda riga è cliccabile e porta alla home. È finita dentro il link del titolo del sito. Va spostata fuori, come blocco sorello e non come blocco figlio.
- Il titolo del sito è sparito. Nei temi classici con header personalizzato, guarda la casella «Mostra il titolo del sito e il motto» nel Personalizzatore prima di cercare altrove: dietro c’è il colore del testo, non un interruttore.
Come verificare che sia venuto giusto
Tre controlli dal browser, senza strumenti aggiuntivi, che coprono i difetti che questa modifica introduce più spesso. Si fanno in due minuti sulla home page e su un articolo qualsiasi — su entrambe, perché è proprio fra home e pagina interna che il comportamento cambia.
- Quanti H1 ci sono. Apri gli strumenti per sviluppatori e cerca
h1fra gli elementi. Devi trovarne uno solo, e deve essere il titolo del contenuto, non il nome del sito. Se ne trovi due, il colpevole è il livello del blocco Titolo del sito. - Cosa c’è nella scheda del browser. Guarda il titolo della scheda su una pagina interna. Se ci vedi un tag scritto in chiaro, o un pezzo di descrizione che non ti aspettavi, il problema è a monte — nel titolo del sito o nel motto — e non nel plugin SEO.
- Cosa dice il logo. Se hai un logo immagine, controlla il suo testo alternativo nella Libreria media. Se è vuoto, WordPress ci mette il titolo del sito: verifica che quel titolo, letto ad alta voce e fuori contesto, abbia ancora senso.
Poi restringi la finestra fino alla larghezza di un telefono e riguarda l’header. È lì che le due righe diventano tre, o che il capoverso forzato finisce nel punto sbagliato.
Domande frequenti
Posso mettere in grassetto una parte del titolo del sito?
No, e il divieto è lo stesso del capoverso: il campo di testo del blocco è dichiarato senza formati ammessi, e l’escape al salvataggio convertirebbe comunque i tag. Se ti serve una parte del nome graficamente diversa, la strada è il CSS sul contenitore del titolo, oppure un logo in immagine.
Con il motto vale la stessa regola del titolo?
Al salvataggio sì: il motto passa dalla stessa sanitizzazione e un <br> viene convertito allo stesso modo. In stampa i due blocchi però non si comportano in modo identico — quello del titolo applica l’escape, quello del motto no. È un’incoerenza del core, non una funzionalità: non costruirci sopra, perché il valore nel database è già stato reso sicuro e il risultato a schermo resta lo stesso.
Serve un plugin per avere due righe nell’header?
No, in nessuno dei tre casi. Le due righe come nome e descrizione sono due impostazioni già presenti; una riga in più è un blocco nell’header; il nome spezzato è due righe di CSS. Un plugin qui aggiunge una dipendenza senza risolvere niente che non sia già risolvibile.
Ho un tema a blocchi ma non trovo «Parti del template»
La voce sta in Aspetto → Editor → Pattern, in fondo alla colonna di sinistra, e non nel primo livello del menu. Se in Aspetto non compare proprio la voce Editor, allora il tema non è a blocchi e la strada giusta è quella del tema classico.
Il titolo su due righe danneggia la SEO?
Il capoverso visivo no: è una scelta di impaginazione e il testo resta lo stesso. Quello che può danneggiarla è il contorno — l’H1 in più su ogni pagina, e un titolo del sito che diventa lungo perché ci hai infilato dentro una descrizione che andava nel Motto.
Questo comportamento può cambiare in una versione futura?
Il divieto è applicato in tre punti indipendenti e uno di questi tocca la sicurezza, quindi è improbabile che venga rimosso. Quello che può cambiare sono i percorsi dell’interfaccia, che si spostano spesso: quanto scritto qui vale per WordPress 7.1 di settembre 2026, e il modo di verificarlo è quello descritto nel ciclo di rilascio delle versioni.
Un ultimo appunto operativo, che vale per tutte e tre le strade: qualunque cosa tu scelga, verificala su una larghezza stretta prima di considerarla finita. L’header è il punto in cui lo spazio scarseggia per primo.
Se ti serve una mano
Se il tema è classico e l’header va toccato nei file, se le personalizzazioni sono già finite dentro il tema padre e vanno recuperate, o se il sospetto è che il tema non regga più quello che gli stai chiedendo, me ne occupo io: puoi vedere come lavoro nella pagina sullo sviluppo di temi e plugin WordPress su misura, oppure scrivermi e guardiamo insieme il caso specifico.

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