
La SEO on-page di una pagina WordPress si riduce a 15 controlli: se una pagina li supera tutti, ha fatto la sua parte, e quello che resta dipende da fattori che non stanno dentro la pagina. Qui sotto li trovi divisi in quattro blocchi, ognuno con come si verifica, come si corregge in WordPress e il criterio preciso per considerarlo superato.
Se hai poco tempo, partine da tre: il controllo 1 (una keyword, una sola URL), i controlli 11 e 12 (link interni in uscita e in ingresso) e il controllo 14 (Core Web Vitals). Sono quelli che spostano di più su siti reali. Il 12, in particolare, è quello che quasi nessuno fa — e sul mio stesso sito è stato il motivo per cui metà degli articoli non era indicizzata.
Come usare questa checklist
La checklist si applica a una pagina alla volta, non al sito intero: apri l’articolo o la pagina che vuoi sistemare e scendi in ordine. La prima volta ti porta via una ventina di minuti a pagina; dalla terza in poi diventa molto più rapida, perché diversi controlli (permalink, schema, plugin) li sistemi una volta sola per tutto il sito.
L’ordine non è casuale: i controlli 1-5 riguardano cosa stai pubblicando, e se sbagli lì non c’è metadato che tenga. I controlli 6-9 riguardano come la pagina si presenta a Google. I controlli 10-13 sono quelli su cui si perde più terreno nella pratica quotidiana. I controlli 14-15 sono tecnici, ma incidono sull’on-page e li puoi verificare da solo in due minuti.
Blocco A — Intento e struttura (controlli 1-5)
1. Una keyword principale, una sola URL
Prima di ogni altra cosa: quale query deve intercettare questa pagina, e quella query è già assegnata a un’altra pagina del tuo sito? Quando due contenuti puntano alla stessa ricerca succede la cannibalizzazione: Google non sa quale mostrare, li alterna, e spesso non posiziona bene né l’uno né l’altro. Nella maggior parte dei siti WordPress che vedo, il problema non è la mancanza di contenuti ma la loro sovrapposizione.
- Come si verifica: cerca
site:iltuodominio.it argomentosu Google e guarda quante tue pagine escono sullo stesso tema. Poi vai in Search Console, sezione Prestazioni, filtra per la query obiettivo e controlla la colonna delle pagine: se due URL si alternano sulla stessa query nel tempo, stanno competendo tra loro. - Come si corregge in WordPress: decidi quale URL tiene la query. L’altra la riscrivi su un angolo diverso, la fondi nella prima (con un 301) oppure la lasci vivere ma le fai puntare un link interno verso la pagina principale. Tieni una mappa keyword → URL in un foglio o in un database: è l’unico modo per non ricadere nel problema tra sei mesi.
Una nota che vale più di molte tecniche: se una pagina esiste solo per intercettare una variante della stessa query, senza aggiungere niente per chi legge, è esattamente il tipo di contenuto che Google ha imparato a riconoscere e a declassare. Ho messo in fila le domande con cui Google stesso lo fa in cosa Google considera un contenuto utile.
Fatto quando: per la query obiettivo esiste una sola URL del tuo sito che vuoi far posizionare, e sai dire quale senza doverci pensare.
2. Il formato della pagina risponde all’intento della SERP
L’intento non lo decidi tu: lo dichiara Google mostrando i risultati che ritiene giusti per quella ricerca. Se cerchi la tua query e trovi dieci guide passo-passo, quella SERP vuole una guida: una pagina di servizio, per quanto ben scritta, lì non entrerà. Vale anche il contrario, ed è l’errore più costoso, perché ti fa scrivere contenuti che non convertiranno mai.
- Come si verifica: cerca la query in una finestra anonima e guarda i primi 5-10 risultati. Che formato hanno? Guide, liste numerate, schede prodotto, tool, video? Guarda anche i box “Le persone hanno chiesto anche” e i risultati con formati speciali: ti dicono cosa si aspetta chi cerca.
- Come si corregge in WordPress: adegui il formato della pagina (una lista diventa una lista, una guida diventa una guida) oppure cambi query obiettivo. Se la SERP è dominata da grandi portali e tu stai partendo, scegli una variante più specifica: meglio primo su una query di nicchia che ventesimo su una generica.
Fatto quando: il formato della tua pagina coincide con quello dominante nei primi cinque risultati della query obiettivo.
3. Un solo H1, coerente con il title ma non identico
In WordPress il titolo del post diventa automaticamente l’<h1> della pagina: non devi inserirne un altro nel contenuto. Sembra ovvio, ma con i page builder capita spessissimo di ritrovarsi due o tre H1 nella stessa pagina — un blocco titolo impostato su H1, uno slider, un’intestazione del tema. Nei temi a blocchi ce n’è uno che si ripete più di tutti, ed è il livello predefinito del blocco Titolo del sito. Su un tema custom l’automatismo non esiste affatto: l’H1 lo decide il template, ed è il motivo per cui negli archivi il titolo delle voci in elenco deve essere un H2 e non un H1.
- Come si verifica: apri il sorgente della pagina pubblicata (Ctrl+U) e cerca
<h1. Deve comparire una volta sola. In alternativa usa la scheda Accessibilità di Lighthouse, che segnala la gerarchia delle intestazioni. - Come si corregge in WordPress: nei blocchi Gutenberg cambi il livello dell’intestazione dalla barra degli strumenti del blocco; in Elementor o negli altri builder è un’impostazione del widget titolo. Abbassa tutto a H2 tranne il titolo dell’articolo.
Fatto quando: la pagina ha esattamente un H1, ed è il titolo dell’articolo.
4. Gerarchia H2/H3 costruita sulle domande della SERP
Le intestazioni non servono a spezzare il testo per motivi estetici: servono a dichiarare la struttura logica del contenuto. Un lettore che scorre legge solo quelle, e Google le usa per capire quali sotto-argomenti copri. Se i tuoi H2 sono vaghi (“Introduzione”, “Considerazioni finali”), stai buttando via lo spazio più visibile che hai.
- Come si verifica: leggi solo le intestazioni della pagina, dall’alto in basso, saltando il testo. Si capisce di cosa parla l’articolo e in che ordine? Se la risposta è no, la struttura va rifatta prima del testo.
- Come si corregge in WordPress: niente salti di livello (da H2 a H4), H3 solo dentro un H2. Costruisci gli H2 sulle domande vere degli utenti: le trovi nel box “Le persone hanno chiesto anche” e nelle query di Search Console che già portano impression alla pagina.
Fatto quando: leggendo solo H2 e H3 si capisce cosa contiene la pagina, e almeno un’intestazione contiene la keyword principale in forma naturale.
5. La risposta arriva nelle prime righe
Questo controllo non esisteva qualche anno fa ed è diventato uno dei più importanti. Chi arriva sulla tua pagina da una ricerca vuole la risposta subito, non dopo tre paragrafi di preambolo. E i motori generativi — le risposte sintetiche di Google, ChatGPT, Perplexity — estraggono proprio i passaggi che rispondono in modo compatto e autosufficiente.
- Come si verifica: copia il primo paragrafo, staccalo dal resto e leggilo da solo. Risponde alla domanda che ha portato l’utente lì, oppure si limita ad annunciare che risponderà più avanti?
- Come si corregge in WordPress: metti in apertura un paragrafo di 40-60 parole che dà la risposta in forma diretta, e sposta contesto e premesse dopo. È la stessa logica del lede giornalistico: prima il fatto, poi lo sfondo.
Se ti stai chiedendo quanto pesi davvero questo aspetto rispetto alla SEO classica, ne ho scritto in GEO vs SEO: le due cose non si escludono, ma l’ottimizzazione per i motori generativi premia una scrittura molto più esplicita e strutturata.
Fatto quando: il primo paragrafo, letto da solo e fuori contesto, risponde alla query obiettivo.
Blocco B — Metadati e URL (controlli 6-9)
6. Meta title entro 60 caratteri, con la keyword in apertura
Il meta title è il testo cliccabile nei risultati di ricerca. Non è un fattore di ranking diretto quanto si credeva un tempo, ma determina quanti utenti cliccano il tuo risultato invece di quello sopra o sotto. Oltre i 60 caratteri circa viene troncato, e Google può comunque riscriverlo se lo giudica poco pertinente: la documentazione ufficiale spiega quando succede.
- Come si verifica: l’anteprima di Rank Math sotto l’editor mostra il troncamento su desktop e mobile. Controlla anche in Search Console se la pagina è già indicizzata: se il titolo mostrato è diverso da quello che hai scritto, Google lo sta riscrivendo.
- Come si corregge in WordPress: Rank Math → Modifica frammento SEO → campo Titolo. Metti la keyword nelle prime parole e usa il resto per dire perché la tua pagina è diversa dalle altre.
Un esempio concreto, quello di questa pagina: l’H1 è “Checklist SEO on-page per WordPress: 15 controlli fondamentali”, mentre il meta title è più corto — “Checklist SEO on-page WordPress: 15 controlli essenziali”. Stessa promessa, ma senza troncamento in SERP.
Fatto quando: il title sta sotto i 60 caratteri, contiene la keyword nelle prime parole e non è identico all’H1.
7. Meta description scritta a mano
La description non influenza il posizionamento, influenza il click. Se non la scrivi, Google prende un pezzo di testo dalla pagina — a volte azzeccato, spesso no. Scriverla costa trenta secondi ed è l’unico spazio in cui puoi dire, in SERP, cosa offre la tua pagina che le altre nove non offrono.
- Come si verifica: guarda il sorgente della pagina e cerca
name="description"; oppure controlla la colonna dedicata nell’elenco degli articoli, se Rank Math te la mostra. Le pagine senza description sono quelle che vale la pena sistemare per prime. - Come si corregge in WordPress: Rank Math → campo Descrizione. Stai entro 155-160 caratteri, metti la keyword vicino all’inizio e chiudi con il beneficio concreto, non con uno slogan.
Fatto quando: la description esiste, sta sotto i 160 caratteri e contiene un elemento che le altre pagine in SERP non stanno promettendo.
8. Slug breve, senza stopword e senza anno
Su questo controllo posso portarti un esempio che mi riguarda direttamente: questa pagina, nella sua versione precedente, stava su /blog/seo/seo-on-page-wordpress-2025/. Un URL con l’anno dentro invecchia da solo: dopo pochi mesi comunica “contenuto vecchio” anche quando il contenuto è aggiornato, e ti costringe o a lasciarlo lì o a cambiare URL. Ho scelto la seconda strada, e l’URL definitivo non contiene date.
- Come si verifica: guarda lo slug della pagina. Contiene un anno? Più di cinque parole? Stopword inutili come “e”, “di”, “il”? Parametri o ID numerici?
- Come si corregge in WordPress: Impostazioni → Permalink → Nome articolo per la struttura generale, poi lo slug del singolo post si modifica nel pannello dell’editor. Se la pagina è già pubblicata, imposta un 301 dal vecchio URL al nuovo con i Reindirizzamenti di Rank Math o con il plugin Redirection. Attenzione a un dettaglio che sfugge quasi sempre: se il vecchio URL era già oggetto di un redirect, ti ritrovi con una catena di due salti. Aggiungi una regola diretta anche dal primo URL della catena.
Fatto quando: lo slug si legge come un titolo breve, non contiene date, e ogni vecchio URL raggiunge il nuovo con un solo 301.
9. Canonical corretto e nessun noindex accidentale
È il controllo che salta più spesso, e quando salta annulla tutto il resto: una pagina in noindex può essere perfetta sotto ogni altro aspetto e non comparirà mai. Succede tipicamente dopo una migrazione, dopo aver duplicato un post per riusarne l’impostazione, o perché è rimasta attiva la spunta “Scoraggia i motori di ricerca” messa durante lo sviluppo.
- Come si verifica: nel sorgente della pagina cerca
rel="canonical"(deve puntare a se stessa) ename="robots"(non deve contenerenoindex). Il modo più affidabile resta lo strumento Controllo URL di Search Console, che ti dice cosa vede davvero Google. - Come si corregge in WordPress: Rank Math → scheda Avanzate → Indice robots meta e URL canonico. Controlla anche Impostazioni → Lettura per la spunta globale, e le impostazioni per tipo di contenuto in Rank Math, che valgono su tutti i post di quel tipo.
Fatto quando: il canonical punta a se stesso, non c’è alcun noindex, e Controllo URL conferma che la pagina può essere indicizzata.
Blocco C — Contenuto, media e link (controlli 10-13)
10. Immagini leggere, con nome file e ALT descrittivi
Le immagini sono la causa numero uno di pagine lente, e allo stesso tempo un canale di traffico che quasi nessuno sfrutta. Caricare uno scatto da 3 MB così com’è esce dalla fotocamera è l’errore più comune che trovo nei siti che analizzo.
- Come si verifica: apri gli strumenti per sviluppatori del browser, scheda Rete, filtra per immagini e ordina per dimensione. Per un’immagine a tutta larghezza su desktop dovresti stare sotto i 250 KB; per immagini di supporto, tra 50 e 100 KB.
- Come si corregge in WordPress: ShortPixel, Imagify o Smush comprimono e convertono in WebP o AVIF in automatico, anche in blocco su tutta la libreria. Il nome del file però va scelto prima del caricamento — rinominarlo dopo significa cambiare l’URL del file:
checklist-seo-on-page-wordpress-struttura.webpdice qualcosa,IMG_4481.jpgno. L’ALT descrive cosa si vede nell’immagine, in una frase, per chi usa uno screen reader: non è il posto dove infilare keyword.
Fatto quando: nessuna immagine della pagina supera i 250 KB, e ognuna ha un nome file parlante e un ALT che descrive cosa mostra.
11. Da 3 a 5 link interni in uscita, con URL definitivo
I link interni distribuiscono autorità tra le pagine, aiutano Google a scoprire i contenuti e offrono al lettore la strada per approfondire. Ma vanno messi dove servono davvero: dentro il testo, nel punto in cui il lettore si sta ponendo quella domanda — non in un box “articoli correlati” generato in automatico a fine pagina, che ha un peso molto minore.
- Come si verifica: apri la pagina pubblicata e clicca i tuoi link interni uno per uno, guardando la barra degli indirizzi. Se l’URL cambia dopo il clic, quel link passa da un redirect invece di arrivare diretto.
- Come si corregge in WordPress: usa la ricerca link dell’editor invece di incollare URL a mano — pesca la forma corretta dal database. È un errore che ho fatto anch’io: in un articolo avevo scritto sei link interni senza il prefisso
/blog/; funzionavano tutti, ma ognuno passava da un 301 inutile, e li ho dovuti correggere a mano uno per uno.
Fatto quando: la pagina ha 3-5 link contestuali nel corpo del testo, tutti con risposta diretta senza redirect, e con anchor text che descrivono la destinazione.
12. Almeno 2-3 link in ingresso da pagine già indicizzate
Questo è il controllo che manca quasi sempre, ed è il motivo per cui contenuti ottimi restano invisibili. Una pagina che nessun’altra pagina del sito collega è una pagina orfana: può stare nella sitemap, essere perfetta sotto ogni aspetto, e venire comunque ignorata. Google la considera poco importante per una ragione semplice: se non la linka nemmeno chi l’ha scritta, perché dovrebbe essere rilevante?
Sul mio sito questo è stato il problema, non un dettaglio: dall’audit di Search Console, oltre metà degli articoli non risultava indicizzata, e la quasi totalità di quelli non indicizzati non aveva un solo link interno in entrata. Non era una coincidenza, ed è la ragione per cui questo controllo sta in una checklist on-page e non in una sulla link building.
- Come si verifica: Search Console → sezione Link → Link interni, e cerca l’URL della pagina. Se non compare o segna zero, la pagina è orfana. È l’unico modo affidabile: l’operatore
site:non ti dice nulla sui link. - Come si corregge in WordPress: apri due o tre articoli già indicizzati e vicini per argomento, e inserisci il link nel punto del testo in cui è davvero utile a chi legge. Se le pagine da sistemare sono molte, conviene smettere di ragionare articolo per articolo e guardare quali pagine del tuo sito nessuno linka: è lo stesso controllo, fatto su tutto il sito in una volta. E se il numero è alto, il modo più rapido per dare a tutte almeno un link è una mappa del sito in HTML linkata dal footer: è il pavimento, non i due o tre link di questo controllo, che restano da mettere nel testo. Link Whisper velocizza il lavoro suggerendo le occasioni mentre scrivi, ma la scelta del punto resta tua. Se hai appena cambiato lo slug della pagina di destinazione, scrivi i link verso l’URL nuovo, non verso il vecchio.
Fatto quando: almeno due o tre pagine indicizzate del tuo sito linkano questa dal corpo del testo, e lo hai verificato in Search Console.
13. Link esterni a fonti autorevoli
Linkare all’esterno non ti fa perdere posizioni: è un segnale di contesto e di serietà. Un articolo tecnico che non cita mai una fonte è meno credibile per chi legge, e più difficile da collocare per un motore di ricerca.
- Come si verifica: conta i link esterni della pagina e controlla dove puntano. Due-quattro fonti per articolo sono sufficienti: documentazione ufficiale (Google Search Central, web.dev, schema.org), studi, siti istituzionali. I link agli strumenti che consigli sono un’altra cosa e non rientrano in questo conto. Verifica anche che nessun link esterno sia rotto.
- Come si corregge in WordPress: aggiungi
rel="noopener"quando apri in una nuova scheda. Usarel="nofollow"orel="sponsored"soltanto per link a pagamento o a siti di cui non rispondi: metterlo ovunque, come fanno in molti, non protegge da nulla.
Fatto quando: la pagina cita almeno due fonti esterne autorevoli e nessun link esterno è rotto.
Blocco D — La tecnica che pesa sull’on-page (controlli 14-15)
14. Core Web Vitals misurati sull’URL, non sul sito
Le tre metriche da guardare sono LCP (quanto ci mette a comparire l’elemento principale, obiettivo sotto 2,5 secondi), INP (quanto è reattiva la pagina alle interazioni, obiettivo sotto 200 millisecondi) e CLS (quanto il layout si sposta durante il caricamento, obiettivo sotto 0,1).
Una precisazione che vale la pena fare, perché in giro si trovano ancora moltissime guide non aggiornate: il FID non esiste più. È stato sostituito da INP, che misura la reattività lungo tutta la visita e non solo alla prima interazione. Se una checklist ti parla ancora di First Input Delay, è vecchia: la documentazione di web.dev spiega cosa cambia.
- Come si verifica: incolla l’URL della pagina in PageSpeed Insights, non l’indirizzo della home. È un errore frequente: una pagina lunga e piena di immagini si comporta molto peggio della homepage, e testare la home ti dà un risultato rassicurante e inutile. Guarda anche quale elemento viene indicato come LCP: quasi sempre è l’immagine in evidenza.
- Come si corregge in WordPress: gli interventi sono quasi sempre gli stessi — cache, immagini, richieste in eccesso, hosting. Li ho raccolti in ordine di impatto nella guida sulle cause reali di un sito WordPress lento; se devi ancora scegliere il plugin di cache, ho messo a confronto le due opzioni più diffuse in W3 Total Cache e WP Rocket.
Fatto quando: hai misurato l’URL specifico della pagina, LCP sta sotto 2,5 s e CLS sotto 0,1, e sai qual è l’elemento che determina l’LCP.
15. Dati strutturati validi e accessibilità di base
I dati strutturati dicono ai motori di ricerca che cosa è il contenuto della pagina: un articolo, una guida, una serie di domande e risposte. Non fanno salire il posizionamento di per sé, e conviene sapere quali producono ancora un risultato arricchito e quali no. Per un blog professionale servono Article (o BlogPosting) e BreadcrumbList — quest’ultimo mostrato solo su desktop. Il FAQPage si mette dove ci sono davvero delle domande, ma dall’agosto 2023 il suo risultato arricchito è riservato ai siti governativi e sanitari autorevoli: resta utile a chi elabora la pagina in modo automatico, non al tasso di clic.
- Come si verifica: passa l’URL nel test dei risultati multimediali di Google e nello Schema Markup Validator. Il primo ti dice cosa Google è in grado di usare, il secondo se il markup è formalmente corretto.
- Come si corregge in WordPress: Rank Math gestisce lo schema per singolo post dalla scheda dedicata, senza toccare il codice; ho spiegato la configurazione nell’articolo su Schema.org in WordPress. Sul fronte accessibilità i controlli minimi sono quattro: contrasto sufficiente tra testo e sfondo, ALT su tutte le immagini, tag semantici corretti e navigabilità completa da tastiera — quest’ultima è quella che salta più spesso, e l’ho trattata a parte parlando di accessibilità da tastiera.
Fatto quando: il test dei risultati multimediali non segnala errori e riesci a percorrere tutta la pagina usando solo il tasto Tab.
Gli strumenti che uso per questi controlli
| Strumento | A cosa serve | Controlli |
|---|---|---|
| Google Search Console | Stato di indicizzazione, query reali, link interni, Controllo URL | 1, 9, 12 |
| Rank Math SEO | Title, description, canonical, robots, redirect, schema | 6, 7, 8, 9, 15 |
| PageSpeed Insights / Lighthouse | Core Web Vitals, accessibilità, gerarchia intestazioni | 3, 14, 15 |
| ShortPixel, Imagify o Smush | Compressione immagini e conversione in WebP/AVIF | 10 |
| Link Whisper | Suggerimenti di link interni durante la scrittura | 11, 12 |
| Test risultati multimediali e Schema Validator | Validazione dei dati strutturati | 15 |
| WP Rocket, LiteSpeed Cache o W3 Total Cache | Cache e ottimizzazione del caricamento | 14 |
Non servono tutti dal primo giorno. Search Console e un plugin SEO coprono già dieci controlli su quindici; il resto lo aggiungi quando ti serve.
La checklist in breve
Questa è la versione da tenere aperta di fianco mentre lavori su una pagina.
| Fatto | # | Controllo |
|---|---|---|
| ☐ | 1 | Una keyword principale assegnata a una sola URL |
| ☐ | 2 | Formato della pagina coerente con l’intento della SERP |
| ☐ | 3 | Un solo H1, coerente con il title ma non identico |
| ☐ | 4 | Gerarchia H2/H3 leggibile anche saltando il testo |
| ☐ | 5 | Risposta alla query nel primo paragrafo |
| ☐ | 6 | Meta title sotto i 60 caratteri, keyword in apertura |
| ☐ | 7 | Meta description scritta a mano, sotto i 160 caratteri |
| ☐ | 8 | Slug breve, senza stopword e senza anno |
| ☐ | 9 | Canonical corretto e nessun noindex |
| ☐ | 10 | Immagini sotto i 250 KB, con nome file e ALT descrittivi |
| ☐ | 11 | 3-5 link interni in uscita, senza redirect |
| ☐ | 12 | 2-3 link in ingresso da pagine già indicizzate |
| ☐ | 13 | 2-4 link esterni a fonti autorevoli, nessuno rotto |
| ☐ | 14 | LCP, INP e CLS misurati sull’URL della pagina |
| ☐ | 15 | Dati strutturati validi e pagina navigabile da tastiera |
Domande frequenti
Devo superare tutti e 15 i controlli perché una pagina sia a posto?
No, e in pratica quasi nessuna pagina li supera tutti. I controlli 1, 9, 11 e 12 sono però bloccanti: se sbagli quelli, la pagina rischia di non posizionarsi affatto, indipendentemente da quanto sia buono il contenuto. Gli altri migliorano il risultato in modo graduale.
La densità di parole chiave conta ancora?
No, e le percentuali che si leggono in giro — l’1%, l’1,5% — non corrispondono a nessun criterio reale usato dai motori di ricerca. Quello che conta è che la keyword compaia dove ha senso: nel title, nelle prime cento parole, in almeno un’intestazione, e che il testo copra l’argomento con il vocabolario che userebbe chi lo conosce. Ripeterla oltre non aggiunge nulla e peggiora la lettura.
Ogni quanto va rifatta la checklist su una pagina già pubblicata?
Non tutta ogni volta. Quando aggiorni il contenuto ricontrolla 1, 5, 11 e 12. Dopo un intervento tecnico, una migrazione o un cambio di tema ricontrolla 9 e 14, che sono quelli che si rompono in silenzio. Sui contenuti che portano traffico vale la pena un giro completo una volta l’anno.
Cambiare lo slug di una pagina già indicizzata fa perdere posizioni?
Se il redirect 301 è pulito e singolo, il rischio è contenuto e il recupero avviene di solito in poche settimane. I problemi veri nascono da due cose: le catene di redirect (il vecchio URL che ne richiama un altro che ne richiama un terzo) e i link interni lasciati puntati al vecchio indirizzo. Sistemate quelle due, il cambio di slug è un’operazione ordinaria.
Meglio Rank Math o Yoast SEO?
Per un sito nuovo consiglio Rank Math: nella versione gratuita include cose che in Yoast sono a pagamento, come la gestione dei redirect e uno schema più configurabile. Yoast resta un’ottima scelta se lo usi già e ti trovi bene: cambiare plugin SEO su un sito avviato comporta una migrazione dei metadati che va fatta con attenzione, e raramente vale il guadagno.
Vuoi che questa checklist la applichi io al tuo sito?
Applicare quindici controlli su una pagina è fattibile. Applicarli su un sito con centinaia di contenuti, capire quali pagine meritano l’intervento e in che ordine, è un lavoro diverso — ed è quello che faccio per i miei clienti.
Scrivimi attraverso il modulo di contatto e dimmi qual è la pagina che secondo te dovrebbe posizionarsi e non lo fa: è quasi sempre il punto da cui conviene partire. Se prima vuoi vedere come lavoro, dai un’occhiata al portfolio.

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